Cristo crocefisso a testa in giù: guerra al Califfato

crocifissioneLo stiamo crocifiggendo nuovamente, con la stessa barbarie di un tempo, muniti però non della lancia che lo trafisse al costato, ma con un’arma più subdola ed invisibile: l’indifferenza. La mezzaluna comincia a far paura. Da quelle parti sembra che non conoscono la pietà. Non è stato un sentimento da loro contemplato nemmeno nella storia.

persecuzioneInutile descrivere le foto ed i video che girano sulla rete. I nostri fratelli cristiani piangono i loro morti al tramonto ed all’alba sono chiari i cadaveri per le strade. Uomini trermendamente trucidati, perforati nella carne più volte anche da morti come se fossero passerella di un facile tiro a segno. Donne violentate e massacrate, persino bambini uccisi o se fortunati solo torturati vivono questo momento di surreale abominio da soli, abbandonati da quel mondo occidentale che negli ultimi anni ci aveva abituato ad intervenire tempestivamente quando orrori del genere venivano solo percepiti o perpetuati.

esodoI video e le foto dell’iraq della siria e di quei territori in cui si è proclamato il Califfato, che oggi rimbalzano sui social e che creano sgomento e rabbia hanno 2 particolari caratteristiche. Una quella di documentare l’orrore di quello che sta succedendo mostrando i morti, i feriti e le storie di questi perseguitati. L’altra quella di documentare l’esodo, l’ennesimo. Un intero popolo che fugge con alle spalle un esercito che li insegue in pieno stile Mosè ed il suo popolo in fuga dall’Egitto e dal suo crudele faraone. Ancora una volta la religione, o meglio l’intolleranza di un culto diverso dal nostro verso il cristianesimo.

Tutti ci stiamo accorgendo della gravità della situazione e condanniamo puntualmente quello che sta accadendo. Ma le parole non bastano, soprattutto quelle che arrivano dai capi di governo occidentali che impassibili stanno assistendo ad una tragedia che comincia a far paura. Sognano la nascita di un nuovo Bin Laden con il quale fare affari, rifornirlo alimentando il business delle armi, farlo crescere per poi un giorno annientarlo. La storia recente ce lo dice, Gheddafi, Saddam Hussein, e lo stesso Bin Laden. Il potere e la fine di questi uomini è ormai storia nota.

Sarà che ci hanno abituato, sarà che mi piacciono quei film di spionaggio, ma dove sono finiti gli interventi militari lampo, le bombe intelligenti che distruggono solo obiettivi militari risparmiando i civili? Cosa si aspetta? Di far continuare questi massacri o di accoglierli a braccia aperte sulle nostre coste e magari aiutarli a seminare terrore anche in casa nostra? Stringeremo le chiappe terrorizzati quando il nostro sguardo si incrorcerà con un uomo barbuto dai chiari tratti somatici islamici? Ora siamo in attesa che i grandi strateghi si riuniscano, che divorino filmati su filmati in stanze buie e che soppesino la gravità di quanto sta accadendo. Non troveranno affari da fare. Hanno già preso  con la guerra del 2003 in Iraq tutto quello che c’era da prendere. Oggi c’e’ solo in gioco la vita umana, non ci sono pozzi di petrolio da prendere o suppellettili d’oro in ambienti sfarzosi. C’e’ solo polvere da mangiare e sangue da cancellare.

Con stupore arriva una prima condanna dal mondo della chiesa. Non il Papa e non l’alto segretariato di stato pontificio, ma un ufficio di seconda fila, il 12 di Agosto esce fuori con una “Declaration” per molto ore ignorata dalle agenzie di stampa ma tutt’oggi presente sul sito della Santa Sede.
Chi vi scrive, mai e poi mai potrà essere etichettato come razzista. Conscio che il mondo musulmano e quello cristiano hanno costruito culture vivendo insieme. Ma questi signori stanno arrivando carichi di odio per il Cristo e per il mondo occidentale. L’italia da tempo si è trasformata in una Tampax che assorbe l’ emorragie del mondo. Tutto questo va fermato, arrestato. Le minoranze cattolico-cristiane in Iraq esigono una chiara e netta posizione che vada aldilà delle superficiali condanne, soprattutto da parte dei leader religiosi mussulmani e dal lato dei governi non deve avvenire nessun dialogo con questi califfi, sceicchi o smidollati coranici.

Salviamolo il Cristo, almeno per una volta.

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Imprenditore e fondatore di Ethic Capital S.r.l. e dello start up brand Medex nell'ambito di circuiti di credito commerciale in Calabria. Nato a Reggio Calabria il 10/7/1975. Questo è un blog indipendente, dove Francesco Agostino e gli altri autori esprimono un loro pensiero su temi di Economia, Politica, Start-up, Innovazione e soprattutto Moneta Complementare, liberi da ogni ideologia politica.