Esiste uno stato imprenditore…??

Uno stato può essere imprenditore! Questo è il mio grido di oggi. Oggi l’innovazione è lasciata ad esclusivo appannaggio di privati, fondi di investimento, venture capital, ed in parte alle banche. Impresa privata come forza di innovazione quindi. Ma se ci fosse anche lo stato a sostenere imprese innovative che impatto avrebbe sull’occupazione e sul successo delle aziende Made in Italy nel mondo? Torniamo indietro di qualche anno e ricordiamo il successo elettorale di Silvio Berlusconi e la sua Forza Italia. Berlusconi ebbe il merito di captare tantissimi voti provenienti dalla defunta Dc e dal Psi, prese moltissimi consensi basati su una singola considerazione: ” Se ha guidato con successo le sue aziende ed è un uomo ricco, forse farà lo stesso con il nostro paese, allora perché non dargli fiducia?” Ammettiamolo, quante persone hanno fatto questo banale ma logico ragionamento? Purtroppo le cose non sono andate come avremmo voluto ed oggi ci ritroviamo come 20 anni fa anzi peggio, schiacciati dal debito pubblico e dagli effetti di una crisi che sembra non voler finire. Consideriamo ora quanto di buono esce fuori dalla Silicon Valley, Steve Jobs e la sua Apple ad esempio hanno creato eccellenti prodotti nel mondo dell’ Hi-tech e della telefonia mobile. Per quanto l’avventura commerciale di Apple è stata descritta come rappresentante dello sviluppo imprenditoriale privato quindi libero da contributi statali, in realtà la sua nascita è stata dovuta a contratti “militari” per ricerca e sviluppo, quindi grazie alla spesa politica americana per la difesa. Sulle 100 invenzioni più brillanti e di successo degli anni 2000 ,elencante dalla rivista R&D Magazine,  si evince che solo 27 sono state ideate da una singola azienda e che quindi il 73% delle 100 hanno avviato la loro attività grazie a contributi statali e fondi pubblici. Come l’esempio di Apple ce ne sono migliaia di aziende e startup , il cui successo dipende anche dai finanziamenti pubblici. Qui da noi purtroppo non va proprio così. Nell’ottica della spending review il nostro stato invece di aumentare i fondi per la ricerca, l’istruzione e la formazione penalizza questi comparti con tagli sempre più importanti. Corteggiare l’idea di unione tra finanziamento pubblico e privato su progetti innovativi potrebbe essere una soluzione di prosperità futura in termini di occupazione, qualità della vita etc e quindi si configurerebbe lo stato imprenditore. Questo può essere possibile soltanto nel momento in cui venga rilanciata una politica di spesa pubblica non vessata dai diktat europei che strangolano ogni iniziativa di crescita del nostro paese.Una lettura interessante su questo argomento è di Maria Mazzucato, docente di Economia dell’Innovazione allo Spru (Science and Technology Policy Research Centre) dell’University of Sussex nel Regno Unito, dal titolo:Lo Stato innovatore“.
 

 

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Imprenditore e fondatore di Ethic Capital S.r.l. e dello start up brand Medex nell'ambito di circuiti di credito commerciale in Calabria. Nato a Reggio Calabria il 10/7/1975. Questo è un blog indipendente, dove Francesco Agostino e gli altri autori esprimono un loro pensiero su temi di Economia, Politica, Start-up, Innovazione e soprattutto Moneta Complementare, liberi da ogni ideologia politica.