Patto di stabilità che uccide i comuni ed i suoi cittadini

Quali gli effetti del patto di stabilità interno? Comuni al palo ed a  rischio default. Investimenti bloccati e tasse alle stelle per le case comunali di tutta Italia. Da Nord a Sud cittadini infuriati con le proprie amministrazioni pubbliche cittadine, che per rimediare ai bilanci disastrosi delle casse comunali fanno pagare cari ed amari i servizi pubblici locali (rifiuti, idrici etc..). Gli effetti di una situazione debitoria comunale sono identici per tutti: tagli alla spesa; svendita di beni immobili, ed innalzamento della tasse locali. Un malessere generale che crea disordine, che produce scarsi servizi e che crea disoccupazione se pensiamo anche alle imprese locali, pesantemente penalizzate, che vedono allungarsi ancor di più il recupero dei loro crediti. 180 situazioni di dissesto ed altrettante di predissesto . C’e’ da interrogarsi a questo punto se la responsabilità è tutta dei politici locali oppure se c’e’, nelle varie amministrazioni locali, un vizio di sistema riferendomi al patto di stabilità interno.

Per immergerci in un’analisi approfondita è necessario prima fare qualche precisazione sul bilancio comunale e di come esso si compone. Come per le aziende ci sono le Entrate e le Uscite, ecco qualche esempio riferito alle entrate: tasse; affitti e vendite di strutture comunali; aiuti da parte dello stato centrale. Tra le uscite invece annoveriamo: Illuminazione e manutenzione degli spazi pubblici, servizi di trasporto, servizi di raccolta rifiuti, stipendi ai dipendenti comunali, restauri, progetti e posa in opera di opere pubbliche.

Il Bilancio Comunale viene redatto annualmente ed ha il fine di delineare le voci di entrata e di spesa prefiggendosi che l’ammontare di tutte le entrate corrisponda all’ammontare delle uscite. Quest’ultima definizione ammette che il comune deve, per forza di cose, raggiungere il pareggio di bilancio. Questo vuol dire che se il comune incassa dai cittadini una cifra pari ad un milione di euro , la stessa cifra sarà disponibile per le spese e per erogare tutti i servizi elencati precedentemente. Nulla di strano fin qui, anzi l’attuazione di questo principio dovrebbe rendere virtuosa la contabilità della casa comunale. Ma proprio sulla banalità di questa operazione si insinuano le condizioni nefaste del patto di stabilità interno. Ipotizziamo che il comune decida di restaurare l’ospedale pubblico della città, apra quindi un bando di gara, aggiudicato poi da un’azienda locale per una cifra pari a 500.000 mila euro. L’unica preoccupazione del comune sarà quella di reperire tale somma dalle voci di entrata; tasse, affitti e vendita di strutture etc etc. Il comune inoltre ha il vantaggio di non effettuare, per legge, alcun pagamento anticipato, poiché l’ente dovrà pagare soltanto nel corso dell’avanzamento dei lavori. Arriva la fine dell’anno ed il comune ha già pagato l’azienda edile per l’avanzamento lavori per un importo di 250.000 €. Quindi se si è rispettato il pareggio di bilancio descritto precedentemente, nelle casse del comune vi saranno altrettante 250.000 € residue. E qui entra in gioco il patto di stabilità che impone, dico impone al comune, di non spendere la rimanenza durante l’anno successivo.

Questa enorme legge “cazzata” determina l’impossibilità di far fronte al  pagamento sia per i successivi lavori di avanzamento che per l’eventuale saldo dell’azienda edile vincitrice del bando. A questo punto , il completamento dell’opera dovrà essere finanziato da nuove tasse e nuove entrate da reperire durante l’anno in corso. Per l’anno in corso inoltre il comune avrà previsto anche altre opere da effettuare, pensiamo alla più semplice manutenzione del manto stradale cittadino ad esempio. Per questo dovrà ricavare dalle entrate i fondi necessari al pagamento di quest’ultima spesa e saldare la differenza all’impresa edile per la ristrutturazione dell’ospedale. In sintesi , nonostante il comune abbia fatto bene i conti ed abbia avuto un avanzo di cassa pari a 250.000€ durante l’anno precedente , questi ultimi non potranno essere spesi durante l’anno successivo. Quindi non ci scandalizzeremo più nel vedere cantieri aperti la cui opera sembra interminabile. E’ un mero meccanismo di difesa delle aziende che soffrono il recupero del credito da parte degli enti pubblici. Tale meccanismo purtroppo diventa ancora più pesante quando l’azienda chiude perché impossibilitata nel pagare gli stipendi ed affrontare le tasse.

Spesso questa legge mette al bivio i sindaci cioè scegliere tra: Non pagare i lavori oppure non fare opere pubbliche e non erogare servizi (quindi lasciarci sommersi dalla mondezza , magari senza acqua e per giunta al buio).Tra l’altro, il non obbedire al patto di stabilità potrebbe avere ripercussioni ancora più disastrose per i comuni, come perdere definitivamente gli aiuti dello stato centrale, minori possibilità di spesa per gli anni successivi, blocco assunzioni ed addirittura licenziamenti.

Questo articolo nasce dopo la lettura di un articolo di oggi presente sul ilgiornale.it

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Imprenditore e fondatore di Ethic Capital S.r.l. e dello start up brand Medex nell'ambito di circuiti di credito commerciale in Calabria. Nato a Reggio Calabria il 10/7/1975. Questo è un blog indipendente, dove Francesco Agostino e gli altri autori esprimono un loro pensiero su temi di Economia, Politica, Start-up, Innovazione e soprattutto Moneta Complementare, liberi da ogni ideologia politica.